E'
stato presentato il quattordicesimo Rapporto “Giorgio Rota”,
progetto
sostenuto
dalla Compagnia San Paolo e realizzato dall'associazione L'Eau Vive
insieme alla Fondazione Rota, che ha accompagnato nel corso degli
anni la trasformazione della città, leggendone i successi e i
fallimenti.
Il
confronto più diretto é avvenuto tra Luca Davico e Luisa
Debernardi, curatori del rapporto, e il Sindaco Fassino.
La
presentazione dello studio di ricerca è partita dal dato
inconfutabile che la crisi sia diventata strutturale e, piuttosto che
focalizzare l'attenzione sui suoi effetti, il tentativo è stato
quello di capire quanto ancora sia solido il tessuto produttivo
attraverso un'attenta analisi dell'ultimo decennio.
Soprattutto,
l'obiettivo è stato quello di capire come si collochi la realtà
torinese nel confronto con le altre metropoli e se la città abbia
perso, nel tempo, la sua postazione di città all'avanguardia.
L'esito
non è stato generoso.
E'
emerso il quadro di una città in affanno, malposta in una classifica
che racchiude le città del nord del paese. Dall'analisi risulta
che:
- la burocrazia a Torino è affondata in un sistema inefficiente, per tempi e risultati, che la colloca al quart'ultimo posto tra le città di 27 paesi;
- l'illegalità, nonostante le tante azioni messe in campo, la vede solo in una mediocre posizione centrale della suddetta classifica;
- i tassi di occupazione femminile sono bassi;
- le infrastrutture sono insufficienti, anche rispetto ad una città problematica come Genova ( qualcuno dalla platea suggerisce che il vantaggio sia dovuto al porto)
- la capacità attrattiva nel settore universitario è buona, ma scarsa è la capacità di collocamento delle professioni nel mondo del lavoro
- il livello di retribuzione del settore manageriale è troppo basso per essere attrattivo
Emerge,
quasi consolatorio, il giudizio positivo nei confronti del settore
trasporti della città, mentre il servizio aereo ne esce a pezzi.
Torino
viene promossa come città dedicata alla ricerca, ma bocciata come
luogo di realizzazione di progetti e opportunità.
La
sensazione è quasi quella di un processo, anche se, com'è noto, le
eventuali responsabilità della politica, in questo caso, non sono
recenti ma provengono da lontano.
Il
Sindaco Fassino non cerca la fuga nell'addebito di responsabilità
alle passate gestioni ma accoglie il carico delle critiche e,
analizzandone una ad una, ne tenta la demolizione.
Inizia
cercando una contestualizzazione ai dati della ricerca: è possibile
che Torino registri il più alto indice di ricorso alla cassa
integrazione, ma è pur vero che rappresenta la città più
industrializzata del Paese. Sicuramente, per Reggio Calabria lo
stesso dato risulta più basso.
Ammette,
ironizzando con il suggerimento provenuto dalla platea, che a Torino
non c'è il porto perché manca ancora il mare, ma promette che in
qualità di Sindaco farà il possibile per dotarne la città.
Ironia
a parte, il suo intervento vira decisamente verso i dati inerenti i
successi:
in
campo culturale, universitario, tecnologico, amministrativo ( per
un'efficenza che non riconosce nei dati presentati) e soprattuto
internazionale.
Ha
ricordato i grandi progetti che hanno trasformato il volto della
città attraverso il recupero di 5 milioni di metri quadrati, parte
dell'area abbandonata nel decennio 80/90, in seguito alla chiusura
delle fabbriche.
Ha
sottolineato il nuovo ruolo di Torino all'estero, i molteplici
contatti con ambasciatori di tutto il mondo per la stipulazione di
accordi in ogni campo.
Ha
ricordato la nuova veste turistica della città e la sua capacità
nel diversificare le sue risorse rispetto alla monoproduzione
manufatturiera.
Due
analisi quasi opposte, ugualmente corrette, dello stesso luogo, come
realtà lontane.
Forse
la città ha più bisogno di confronto che di scontro.
Forse
la ricerca potrebbe lavorare per legare maggiormente i dati al
contesto, e la politica comprendere che le analisi sono strumento
prezioso per una riflessione seria sul difficile contesto attuale, e
non un attacco diretto al proprio orgoglio.
Il
Progetto Rota è un'opportunità preziosa e Torino una città
realmente all'avanguardia.